Direttore
Shorsh Surme
Shorshsurme@yahoo.it

info@hetawikurdistan.it

--------------------------


Leyla Zana
---------------------------


Regista Curdo Yilmaz Güney
**************************

Ruolo delle Donne Curde nella lotta
di Liberazione

*****************************

La questione curda non è piu'
affare di Iran e Tuchia


***************************************


I Medi: Gli antenati dei Curdi
*****************
La Campagna di Al Anfal contro i Curdi
*****************
Kurdistan dell'Iran: Crimini nel silenzio
*************************************
Perlepace.it

*************************************
Intervista con Gianni Vernetti
***************************************
In Iran non c'è solo
la questione Nucleare

************************************
Mortalità infentile:La campagna
Save The Children

*************************
D
iscorso di Obama al Cairo
*********************************
Intervista con Mirella Galletti

****************************

*******************************





 
Rivista Cuturale Curda Hetaw "Sole"
***********************


Castello di Dimdim,
epopea curda di A.Shamilov
******************




Kurdistan.Storia,
economia e risorse,
società e tradizioni,arte e cultura
di Shorsh Surme
Pendragon Editore

****************************


Il primo Dizionario Italiano - Curdo
1878 - Napoli
*****************************

Home Articoli IL COMPLOTTO IRACHENO CONTRO IL POPOLO CURDO E I COMBATTENTI PESHMERGA. INTERVISTA CON SHORSH SURME


IL COMPLOTTO IRACHENO CONTRO IL POPOLO CURDO E I COMBATTENTI PESHMERGA. INTERVISTA CON SHORSH SURME

di Rossella Assanti
Dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan Iracheno tenutosi il 25 Settembre, con un sì del 93%, il popolo curdo ha dovuto affrontare...... attacchi multilaterali immediati. Reazioni prevedibili. Un attacco non inaspettato, lo scompiglio delle minacce dalla Turchia, dall’Iran e dall’Iraq e una difesa pronta. Il caos è iniziato a tutti gli effetti dopo l’attacco alla città di Kirkuk, nell’Iraq Settentrionale, sotto il mirino delle grandi potenze essendo terra galleggiante su petrolio. Desiderata, contesa e abusata Kirkuk ha subito la massima violenza quando “minacciava” di essere completamente libera e indipendente.
Le milizie sciite irachene, da non confondere con l’esercito federale, sono state mandate sul campo a prendersi tutto, la città, la vita e la dignità del popolo che l’abita. Un gioco di pedine messo in piedi dalle tre Nazioni che circondano il Kurdistan. Uno scacco matto imperfetto.
“Era scontato che dopo il referendum ci fosse questa pressione contraria.” Ci dice Shorsh Surme, giornalista curdo. “Dopo il 25 Settembre ci sono state manovre militari congiunte, Erdogan si è recato a Teheran per concordare un piano al solo fine di reprimere i curdi. Ne è nato un complotto integrando anche l’Iran – che porta con sé anche l’appoggio siriano -.
Alcuni esponenti del PUK – Unione Patriottica del Kurdistan – attraverso un accordo con il governo centrale di Baghdad, hanno stipulato un patto per attaccare le postazioni dei combattenti peshmerga e lasciarle in mano alle milizie sciite irachene. I peshmerga hanno lottato fino all’ultimo per difendere il popolo e il loro posto che è difenderli. Lo portano nel loro stesso nome che vuol dire “Davanti alla morte per difendere la patria.” Quasi trenta di loro hanno perso la vita. Di fronte alla disfatta hanno versato lacrime, lo documentano video e TG locali.”

Ciò che si temeva è accaduto: la famosa coalizione statunitense è stata l’arma a doppio taglio per il popolo curdo. L’arma con la quale combattere il nemico comune e la stessa da scagliare contro il Kurdistan.
“Le stesse armi che hanno usato contro l’Isis ora le stanno usando contro il popolo curdo per reprimere la loro indipendenza.” Afferma Surme.
“Le armi in questione non sono nelle mani dell’esercito federale dell’Iraq – composta da tutte le etnie, anche curdi –, difatti il governo iracheno ha mandato avanti delle milizie sciite senza regole, sovvenzionati dallo Stato. E’ stato un atto incostituzionale.”
E in questi giorni violazioni e violenze continuano a susseguirsi e accadere come forse non ci si aspettava fino a tal punto. Alla stregua dei tagliagola dell’Isis le milizie irachene sciite Hashd al Shaabi stanno massacrando la popolazione, costringendola a fuggire. “Quasi 18.000 famiglie si sono trasferite in Erbil e Sulemanyiah” grandi città della regione autonoma. Lo ha detto Nawzad Hadi il governatore di Erbil, capoluogo della regione curda dove nelle ultime ore iniziano ad agitarsi le acque, cessando di essere ipotetico porto sicuro. L’obiettivo, infatti, dopo Kirkuk adesso è diventata proprio la città di Erbil ed è lì che l’esercito iracheno sciita sta avanzando destando forti preoccupazioni. Nella notte e durante la giornata 150 case curde sono state bruciate, civili massacrati, senza sosta.
“I cittadini stanno facendo una forte resistenza contro le milizie sciite.” Continua Shorsh “L’Iraq ha violato la costituzione. Il fatto che i curdi hanno pronunciato la parola indipendenza ha allarmato tutti. Da ormai 20 giorni Erdogan ha chiuso il confine con il Kurdistan dell’Iraq, non lascia esportare il petrolio. La situazione è molto pericolosa. Certo, l’Isis è stato militarmente sconfitto, ma non è finito tutto.
Da curdo critico le forze politiche curde che in questo momento dovrebbero essere uniti e non divisi. La strumentalizzazione da parte delle potenze confinanti c’è sempre stata e sta accadendo anche oggi. Dopo tutti i massacri che il Kurdistan ha subito, avremmo dovuto capire l’obiettivo di questi stati che è uno solo: non lasciare libero il popolo curdo.”

Alle spalle di un intero popolo, contro ogni ideale di libertà e contro la concreta voglia di indipendenza, Turchia, Iran e Iraq continuano a tessere una tela volta ad incastrare e dividere un popolo che per riscattare la propria identità e indipendenza dovrebbe restare unito. Ma si sa, “il popolo unito mai sarà vinto” e fa paura a chi, ai confini, ha sete di oro nero.
Fonte: Alganews.it