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REFERENDUM NEL KURDISTAN IRACHENO, PARLA SHORSH SURME: “UNA FINESTRA DI LIBERTA’ IN OGNI PARTE DEL KURDISTAN”

di Rossella Assanti
Mancano poco più di due mesi al referendum nel Kurdistan iracheno, il 25 Settembre, che sta facendo discutere l’opinione......... pubblica. Ai microfoni di Agenzia Nova l’ambasciatore italiano a Baghdad, Marco Carnelos, ha prontamente commentato: “La nostra posizione è a favore di un Iraq unito in cui la popolazione curda possa trovare soddisfazione alle sue rivendicazioni ma nell’ambito di un contesto conforme alla Costituzione irachena che ha solo 12 anni”, spiega il rappresentante diplomatico italiano. “Gli stessi curdi hanno concorso a scrivere questa Costituzione e quindi immagino che 12 anni sia un tempo relativamente breve. Forse non c’è mai stata la possibilità di metterla in pratica alla lettera per una serie di circostanze”

Sabbia negli occhi, queste parole, per il popolo curdo

“Mi dispiace che l’Ambasciatore Carnelos non sappia che il governo centrale ha tolto il Budget al governo regionale del Kurdistan che era sancita proprio della nuova costituzione Non era necessario un referendum” Spiega d’altro canto il giornalista curdo Shorsh Surme. “Siamo un’unica famiglia e in quanto curdi abbiamo bisogno di un’unità per dare anche un messaggio a livello internazionale. Il popolo curdo, unito e insieme ha tutti i requisiti che altri popoli e Nazioni possiedono: una terra, una lingua, una storia. Questo referendum è stato fatto per l’opinione pubblica internazionale. La decisione di una data che stabilisca l’indipendenza del Kurdistan Iracheno ha scatenato minacce da parte della Turchia, dell’Iran e dell’Iraq.”

Di che tipo di minacce stiamo parlando?

“I rispettivi Presidenti di Turchia dell’Iran hanno minacciato di aiutare e finanziare Baghdad al fine di impedire qualsiasi decisione di questo tipo. Intralciare per impedire un Kurdistan indipendente e libero: questo è il loro scopo.
Le parole di Carnelos hanno fatto solo il gioco delle grandi potenze. Per diritto avrebbero dovuto fare una consultazione popolare per sentire il parere degli abitanti al di fuori della regione del Kurdistan Iracheno, per permettere che anche loro scegliessero, ciò non è stato fatto.”

Per quale ragione il Kurdistan Iracheno adesso chiede l’Indipendenza? Potrebbe esserci il pericolo di una divisione maggiore in Kurdistan?

“Il primo passo è quello di rendere almeno una parte del Kurdistan libero, una parte che pian piano aprirà finestre di libertà in ogni parte del Kurdistan. Rimanere con un governo come quello iracheno che non sia capace di governare il Paese è impensabile, basti pensare che, dopo 14 anni dalla caduta del regime di Saddam, in Iraq mancano ancora le cose essenziali: acqua potabile, elettricità. La disoccupazione è alle stelle. L’Iraq viene comandata dagli ayatollah iraniani e non è possibile sottostare ancora a questo autoritarismo. I curdi hanno tutto il diritto di indicare e scegliere il proprio destino. Le grandi potenze come Iraq, Iran, Siria e Turchia stanno solo dividendo maggiormente un popolo unito, attraverso subdoli giochi, minacce e violenze. Tutti i partiti del Kurdistan dell’Iraq hanno deciso all’unanimità di staccarsi da una grande potenza per essere più vicini a quella che è la propria terra, quella curda, affinché il sogno di un Kurdistan unito possa realizzarsi.
Il blocco del referendum può dare un alibi alle grandi potenze per strumentalizzare ancora maggiormente il popolo curdo.”
Fonte: Alganews.com