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Home Articoli L’utopica indipendenza del Kurdistan iracheno (Opinione)


L’utopica indipendenza del Kurdistan iracheno (Opinione)

di Lorena Bisignano
Il Kurdistan è una regione che si estende su parte dei territori turco, iracheno, iraniano e siriano. Attualmente il Kurdistan iracheno, chiamato anche Regione autonoma del Kurdistan, è un’entità federale autonoma del nord Iraq, il cui ........

capoluogo è Erbil.

In realtà, quello che sarebbe dovuto accadere in seguito al trattato di Sèvres era la nascita di uno Stato curdo indipendente, ma gli accordi non furono rispettati. I curdi abitarono, perciò, parti dei summenzionati Paesi ottenendo all’interno di essi diversi livelli di indipendenza.

La situazione del Kurdistan iracheno è però particolare: a partire dal 2012 esso, insieme con l’intero Iraq, ha subito le ripercussioni della guerra civile in Siria, e si sono venuti a formare gruppi islamici radicali tra i quali anche lo Stato Islamico dell’Iraq quale ramificazione di al-Qa’ida, che in seguito si è unito ad al-Nusra.

Ciononostante, quest’unione fu respinta dai vertici di al-Qa’ida e al-Nusra e sorse quindi lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS nell’acronimo inglese). Questa situazione fece sì che il territorio iracheno, il quale solo nel 2011 era riuscito a liberarsi dall’occupazione statunitense, si ritrovasse in una stretta morsa: da un lato l’ISIS che dal 2014 ha assunto il controllo di una buona parte del Iraq, compresa la regione autonoma del Kurdistan; dall’altro lato gli Stati Uniti che decisero di frenare l’avanzata dello Stato Islamico supportando le milizie curde e sciite. Pian piano, l’ISIS prese terreno e nel 2016 l’unica città importante rimasta nelle sue mani era Mosul. Questa la situazione generale dell’Iraq, che ovviamente non può non interessare anche il Kurdistan iracheno.

A proposito di quest’ultimo, bisogna considerare che in generale, ancor prima del suo coinvolgimento obbligato nella guerra civile siriana, la situazione non è stata delle più prospere. Infatti, dopo aver disatteso gli accordi di Sèvres, i curdi iracheni guidati da Mustafa Bazari hanno combattuto una guerra civile per ottenere l’indipendenza. Solo nel 2005, però, è stata confermata dalla Costituzione la creazione di un Governo Regionale Curdo (Kurdish Regional Government – KRG), permettendo così che si potesse parlare di una regione federale, con una propria forza armata – i Peshmerga. Eppure le questioni da chiarire sono molteplici: anzitutto la gestione delle risorse petrolifere, che essenzialmente si trovano nel territorio curdo – la città di Kirkuk, centro ricchissimo di idrocarburi, è una delle “disputed areas” proprio per questa ragione. Nella Costituzione questi hot points non vengono ben regolamentati, e certo il coinvolgimento nella lotta contro l’ISIS non ha migliorato la già in bilico situazione.

Dal punto di vista politico, il KRG risulta essere molto frammentato: nel 2015 il mandato di Mas’ud Barzani, esponente principale del partito curdo democratico – Kurdish Democratic Party, KDP –, è ufficialmente scaduto dopo una proroga di due anni successivi e due mandati canonici dello stesso. Ciononostante, Barzani non s’è fatto da parte, e quindi è evidente che ricopre una carica in maniera incostituzionale, e questo di certo non lo mette in una buona posizione. D’altro canto, il Parlamento è stato sospeso dalle sue attività più volte, e la scadenza naturale della legislatura è prevista proprio nel settembre 2017. Quelle poche volte che il Parlamento è riuscito a riunirsi, non si può di certo dire che abbia operato in maniera prettamente costituzionale, anzi, molte sono state le condizioni extra-costituzionali ad influenzare l’attività parlamentare.

Nonostante il bollente clima politico, considerando le imminenti elezioni politiche e l’assenza di elezioni presidenziali dal 2009, si è deciso di indire proprio nel settembre 2017, esattamente il giorno 25, un referendum popolare per ottenere l’indipendenza del Kurdistan iracheno dal resto dell’Iraq. Anche qui però vi sono molte faide. Anzitutto i Paesi limitrofi – Turchia, Siria e Iran – si oppongono vivacemente a questa indipendenza per timore che le minoranze curde nei loro territori possano spingere nel senso di ottenere anch’esse l’indipendenza su esempio dei cugini iracheni. Ancora, abbiamo il problema delle “disputed areas”, e in particolare la ricca città di Kirkuki, e non è da trascurare l’accordo bilaterale tra Erbil e Teheran per la costruzione di oleodotto, utile all’esportazione del petrolio in Iran.

Per tutte queste motivazioni, sembra che un’indipendenza totale del Kurdistan iracheno sia lontana: gli squilibri politici e una costituzione che non sembra essere del tutto rispettata, la questione diplomatica con l’Iran e le opposizioni dei Paesi in cui parzialmente si estende la regione del Kurdistan, nonché una sottile avversione da parte degli Stati Uniti sono tutti elementi che ostruiscono la strada verso un’indipendenza promessa e mai concessa, tanto agognata ma che pare essere per il momento solo un’utopia o, forse, un mezzo per la strategia politica di Barzani in vista delle prossime politiche e, forse, di presidenziali che per troppo tempo sono state rimandate.

FONTE: http://www.secolo-trentino.com