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Home Articoli La grande incognita del dopo-Isis: saremo pronti a gestirlo?


La grande incognita del dopo-Isis: saremo pronti a gestirlo?

di Roberto Bongiorni
Mosul sta per capitolare. L’offensiva su Raqqa, da poco iniziata, sta procedendo più rapidamente di quanto previsto. Nel mentre potrebbe essere....... stato eliminato il leader dell’Isis, Abu Bakral al-Baghdadi. A questo punto sorge una domanda. Il mondo occidentale è pronto a gestire la delicatissima fase del dopo Isis?
La metamorfosi dell’Isis
Se confermata, la morte del “califfo” al-Baghdadi non metterà certo la parola fine all’Isis. Ma con ogni probabilità accelererà la sua disgregazione e la sua metamorfosi da gruppo terroristico più ricco del mondo -capace di conquistare e poi amministrare per oltre due anni un territorio esteso almeno quanto il Belgio - a un gruppo di cellule sparse nelle zone desertiche dell’Iraq nordoccidentale e della Siria orientale. Lo “Stato islamico” resterà dunque senza Stato. Tornerà alle origini, quando il feroce Abu Musab al-Zarqawi portava avanti una guerriglia a suon di attentati e imboscate. Se ciò dovesse accadere, si aprirebbe un grande problema.
Chi disegnerà i nuovi confini di Siria e Iraq? E chi occuperà le città liberate?
Una volta cadute Mosul e Raqqa, le due roccaforti dell’Isis rispettivamente in Iraq e in Siria (scenario che l’eventuale morte di al-Baghdadi potrebbe agevolare), sciiti, sunniti e curdi si guarderanno negli occhi senza aver più un argomento che li possa tenere uniti: per l’appunto la guerra contro l’Isis e la liberazione dei centri occupati dal Califfato.
Dopo questo tsunami geopolitico (la guerra civile in Siria e l’ascesa dell’Isis) i confini di un tempo non sembrano reggere più. Il mondo si trova dunque con un problema che, se non gestito con oculatezza e per tempo, rischia di aprire un vaso di Pandora.
Caos Iraq: il pericolo di una spartizione tra curdi, sunniti e sciiti
I semi per far crescere la pianta del caos sono già stati gettati. L’ultimo tre settimane fa. Quando il Governo del Kurdistan iracheno (Krg) ha rotto gli indugi annunciando la data per il referendum sull’indipendenza, già il prossimo 27 settembre. L’esito è scontato. Ma non si tratta solo di una secessione. Il governo di Erbil intende annettere anche tre aree contese, in teoria in territorio iracheno, nel Kurdistan indipendente; l’area di Mankur, nel nord del Paese, quella orientale di Khamaqin, ai confini con l’Iran, e la città di Kirkuk, inclusi i dintorni dove si trovano grandi giacimenti di petrolio. Il Governo di Baghdad non ne vuole sentire parlare.
Il Krg ha però costruito i facts on the ground. Dal giugno 2014, quando l’esercito iracheno è fuggito davanti all’inarrestabile offensiva dell’Isis, i peshmerga curdi sono riusciti a salvare Kirkuk. E da allora l’amministrano come se fosse loro territorio a tutti gli effetti. Illudersi che vi rinunceranno è ingenuo. Da parte sua, il Governo centrale di Baghdad vede l’effettiva annessione di Kirkuk al Kurdistan come il fumo negli occhi. Al solo pensarci le autorità turche balzano dalla sedia. Il loro timore è fondato: la secessione del Kurdistan iracheno potrebbe rinvigorire le aspirazioni secessionistiche della minoranza curda in Turchia. L’ultima cosa che desiderano.
Le grandi incognite per Mosul
IRAQ 21 giugno 2017
Mosul, l’Isis accerchiato distrugge la moschea in cui proclamò il califfato
E Mosul? La vittoria contro l’Isis a Mosul, quando avverrà, non segnerà la fine dei problemi che affliggono l’Iraq, ma piuttosto l’inizio di un aspro confronto politico – si spera non militare - su chi controllerà la seconda città dell’Iraq ed il suo territorio circostante.
Sono in tanti a voler forgiare il futuro dell’ex capitale irachena dell’Isis in modo consono ai propri interessi; i sunniti, il Governo a maggioranza sciita di Baghdad, le frange più filo-iraniane. In qualche modo anche la Turchia e i curdi-iracheni. In passato Mosul, città multiconfessionale ma a maggioranza sunnita, è stata a lungo amministrata proprio dai sunniti. Il problema è che l’intera regione di Ninive, dove oltre a Mosul si trova Sinjar, “capitale” della minoranza yazida, è un calderone multietnico e multiconfessionale. Vi sono anche minoranze di arabi sciiti, turcomanni, cristiani e caldei. Se non si troverà una soluzione sensata per amministrare questa provincia, le minoranze si compatteranno intorno a sè stesse. E nella peggiore delle ipotesi entreranno in conflitto con le altre; setta contro setta, partiti politici contro partiti politici, vicini di casa contro vicini di casa.
Chi controllerà Raqqa? Mosca e Washington ai ferri corti
L’ANALISI
Il destino di Raqqa ai tempi del Califfato
Scopri di più
E chi governerà infine Raqqa in Siria? Su una cosa sembra ci sia un consenso: non saranno certo i curdi siriani. Loro di territorio ne hanno già conquistato parecchio (controllano gran parte del confine settentrionale siriano con la Turchia) . Ma Damasco vorrà ristabilire la propria autorità. Anche perché in quell’area ci sono importanti giacimenti di petrolio e gas. E con il sostegno dell’aviazione russa ci sta già provando. L’opposizione arabo-sunnita al regime di Damasco, che sta collaborando all’offensiva con l’aiuto dei curdi siriani e degli Stati Uniti, non vuol star certo a guardare. L’Occidente, d’altronde, non vuole certo rivedere il regime siriano a Raqqa. Forse preferirebbe un Governo autonomo.Tensioni nei cieli della Siria tra Usa e Russia
Onu: a Raqqa «sconvolgente perdita di civili»
Onu: a Raqqa «sconvolgente perdita di civili»
I caccia di Stati Uniti e Russia si incrociano pericolosamente nei cieli sopra Raqqa. E gravi episodi - tra cui l’abbattimento da parte dell’aviazione Usa di un aereo militare siriano e di due droni iraniani - rischiano di aprire una crisi ancor più grave tra le due super potenze. Nel mentre Turchia ed Iran stanno pensando a come consolidare la loro presenza in una Siria che, con la caduta dell’Isis, sembra sempre più condannata ad una spartizione.
Non c’è più tempo da perdere. Occorre trovare un consenso per riempire il vuoto lasciato dallo Stato islamico. Altrimenti potrebbero essere nuovamente le armi a parlare.
Fonte: ilSole24ore.com