Direttore
Shorsh Surme
Shorshsurme@yahoo.it

info@hetawikurdistan.it

--------------------------


Leyla Zana
---------------------------


Regista Curdo Yilmaz Güney
**************************

Ruolo delle Donne Curde nella lotta
di Liberazione

*****************************

La questione curda non è piu'
affare di Iran e Tuchia


***************************************


I Medi: Gli antenati dei Curdi
*****************
La Campagna di Al Anfal contro i Curdi
*****************
Kurdistan dell'Iran: Crimini nel silenzio
*************************************
Perlepace.it

*************************************
Intervista con Gianni Vernetti
***************************************
In Iran non c'è solo
la questione Nucleare

************************************
Mortalità infentile:La campagna
Save The Children

*************************
D
iscorso di Obama al Cairo
*********************************
Intervista con Mirella Galletti

****************************

*******************************





 
Rivista Cuturale Curda Hetaw "Sole"
***********************


Castello di Dimdim,
epopea curda di A.Shamilov
******************




Kurdistan.Storia,
economia e risorse,
società e tradizioni,arte e cultura
di Shorsh Surme
Pendragon Editore

****************************


Il primo Dizionario Italiano - Curdo
1878 - Napoli
*****************************

Home Articoli Un'idea di civile fratellanza


Un'idea di civile fratellanza

Grazie a una mail di Ignazio Majolino

Ignazio Majolino è un medico, per molti anni primario di Ematologia all’ospedale San Camillo ...... di Roma. Nella foto ha baffi e capelli bianchi, occhi gentili. La sua storia somiglia a quelle di tanti medici italiani nel mondo che dedicano il loro tempo e la loro competenza a chi ne ha bisogno. Ricevo tante lettere come questa: la sanità italiana, spesso messa con ragione all’indice per disservizi inerzie e burocrazie nemiche dei pazienti, ha un volto segreto di cui si parla pochissimo.

Non esiste la sanità: esistono le persone. Bisogna fare uno sforzo sempre, tutti, e smettere di parlare per categorie: non ci sono i medici. C’è quel medico e c’è questo. Uno sforzo di attenzione, di comprensione che ci faccia capaci di distinguere prima di giudicare. Ecco cosa dice il professor Majolino.

"Questo nostro tempo che oggi ci appare così "veloce", così "feroce" è anche - fortunatamente - pieno di contraddizioni. Esiste in questo tempo anche la possibilità di interventi rispettosi e generosi, ricchi di risultati. Penso per esempio al progetto che l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo ha realizzato nel Kurdistan Iracheno, un territorio dove ancora si combatte strenuamente contro lo Stato Islamico. Qui, nella città di Sulemania, un ospedale pubblico - l'Hiwa Cancer Center, l'Ospedale della Speranza - ha ospitato per meno di un anno un gruppo di nostri specialisti e si è realizzato un miracolo tutto italiano: la messa in opera dell'unico centro per il trapianto di midollo osseo di tutta la Nazione Irachena".

"I volontari italiani, che ho avuto il privilegio di coordinare in questo enorme sforzo, provengono dalle istituzioni più prestigiose del nostro Paese, e hanno dedicato le loro ferie o periodi di aspettativa senza stipendio proprio a questo programma, col quale abbiamo già iniziato a trapiantare malati di leucemia, di linfoma o di mieloma, ma soprattutto piccoli malati di talassemia, una malattia ereditaria del sangue particolarmente diffusa in Medio Oriente".

"Finora abbiamo portato a termine diciotto trapianti, con risultati sovrapponibili a quelli dei migliori centri europei. Ciò che conta maggiormente è che questi trapianti sono ormai alla portata degli specialisti curdi, che continuano da soli quello che hanno cominciato a fare con il nostro aiuto. Un progetto sostenibile, si direbbe".

"Il team medico italiano è molto amato in Kurdistan. Medici, infermieri, biologi, tecnici, tutti quelli che hanno partecipato alle missioni, più di trenta persone, pensano di avere trascorso a Sulemania il periodo professionalmente e umanamente più ricco della loro vita, e io stesso, che pure di inaugurazioni ne ho fatte tante, aspetto solo il momento di ritornare in Kurdistan con il nuovo progetto questa volta indirizzato alla diagnosi e alla cura delle leucemie infantili. L’obiettivo è affrancare quella regione del Kurdistan dalla dipendenza dai Paesi tecnologicamente avanzati, almeno nel nostro settore. Ma per questo sarà necessario molto tempo. Frattanto colleghi medici, infermieri e biologi curdi verranno ospitati nelle nostre Università e nei nostri Ospedali dove potranno affinare le tecniche sofisticate di intervento e rafforzare l'idea civile e laica di fratellanza tra i popoli". Fonte: Repubblica