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Il primo Dizionario Italiano - Curdo
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Home Articoli Mamma li Turchi !!! Ma chi sono davvero ?!


Mamma li Turchi !!! Ma chi sono davvero ?!

di Nicolò Vincenzo Di Giacomo
La Turchia è uno stato euro-asiatico ed islamico che si affaccia sul Mediterraneo e sul Mar Nero. La Penisola dell’Anatolia rappresenta il 97% del suo territorio e questa costituisce tradizionalmente la cosiddetta Asia Anteriore. La rimanente parte, circa il 3% di superficie si trova...... in Europa, e pertanto nella sua interezza viene considerata come uno stato transcontinentale.
Geograficamente è anche per l’appunto terra d’Europa per via della sopra citata sua parte di terra confinante con la Grecia e con la Bulgaria.
Istanbul l’antica Bisanzio greca, che fu poi la Costantinopoli dell’Impero Romano, può infatti vantare lo status di città divisa tra due continenti. E’ una città davvero unica nella quale oriente ed occidente si incontrano e si abbracciano.
Si affaccia ai due lati del Bosforo che è lo stretto di mare attraverso il quale dal Mar Egeo si entra nel Ponto Eusino, che è l’antico nome greco del Mar Nero.
La penisola anatolica dove insiste la gran parte di Turchia, confina a sud con Syria ed Iraq; ad est con l’Iran e un po’ più a nord con l’Armenia e la Georgia, che sono due stati caucasici ex sovietici.
Erede diretta del vastissimo Impero Ottomano, la Turchia moderna, che è quella di Erdogan, vive oggi un momento di particolare sofferenza. E’ stretta infatti tra diverse forze e tra diversi poli d’attrazione che ne spostano continuamente l’asse politico e culturale, facendola oscillare tra est ed ovest, tra laicità e confessionalismo e tra atlantismo e nuovo patto mediorientale, come ad es. quello siglato con Russia ed Iran. I suoi continui riposizionamenti ne compromettono stabilità politica e affidabilità internazionale.
Ma chi sono i turchi?
I turchi propriamente detti non sono altro che i discendenti odierni dei vecchi ottomani, i quali nel 1281 fondarono l’Impero Turco, detto per l’appunto ottomano, che è un termine derivante da “osmanli” che significa “appartenente ad Osman”, capostipite di quella dinastia di cui ne fu anche sultano e califfo.
Gli albòri del nuovo stato turco furono nell’attuale Anatolia, divisa all’epoca tra i possedimenti romano-bizantini di Costantinopoli, tra quelli cristiani dell’Antica Armenia e tra quelli di alcuni stati vassalli dell’Impero Turco-Selgiuchide. Questi ultimi furono i precursori degli stessi ottomani.
Ma facciamo un passo ancora più indietro.
La genesi dei popoli turchi va cercata nell’Asia centrale e mongolica.
Essi appartengono ad una grande costellazione di genti classificate antropologicamente come di stirpe turco-mongola e che racchiude in sé un insieme molto vasto di etnie accomunate dalle medesime radici linguistiche, ma non religiose: infatti a differenza dei turchi che col tempo si sono islamizzati, i mongoli propriamente detti sono rimasti buddisti o animisti.
Va ricordato inoltre che molti popoli siberiani appartengono ancor oggi a questa grande famiglia linguistica.
Nel tardo medioevo le immense, desolate e pianeggianti steppe euroasiatiche, hanno permesso a molte di queste tribù di espandersi verso occidente “tramite delle vere e proprie autostrade desertiche”, tanto che queste orde sono riuscite ad alterare in un modo parecchio significativo l’intera struttura politica e sociale di diversi stati europei, mediterranei, mediorientali, ed estremo-orientali.
Fautori di tutto questo furono le tribù mongole (già da immaginare somaticamente diverse dai turchi-osmanli) che unificate sotto il grande Gengis Khan si spinsero sempre più verso ovest, iniziando nel 1200 una serie di grandissime conquiste territoriali che costrinsero i diversi clan turchi stanziati da tempo nell’Asia Centrale, a spostarsi verso l’Europa, la Persia, il Medio Oriente e verso l’attuale Turchia.
La maggior parte di questi popoli “turanici” (appellativo conferito loro dai popoli persiani) spinti dai mongoli sciamano-buddhisti, rimodellò tutta la fisionomia euro-asiatica in un modo irreversibile.
Gli Oghuz, ad esempio, furono una confederazione di clan turchi (già di fede islamica) che diede vita alla dinastia turco-persiana dei Selgiuchidi, la quale poi sostituendosi ad altri regni dell’Anatolia creò proprio quella degli ottomani.
Naturalmente si pensa che i popoli turco-mongoli, in un tempo assai arcaico per non dire quasi preistorico, siano stati tra loro gruppi molto più affini di adesso, tanto da non avere distinzioni fisiche di rilievo.
Nell’occidente medievale gli stessi mongoli erano chiamati “tatari o tartari”. Questo termine nel corso del tempo è stato fonte di gran confusione. Entrambi gli aggettivi, l’uno corruzione dell’altro, servono a designare molti loro cugini prossimi e meno prossimi, che vivono nella Federazione Russa e più precisamente: nell’odierno Tatarstan; nella Crimea dove abitano i cosiddetti “tartari di Crimea”; e più in generale nel Caucaso o nella Siberia. Di essi vi sono tanti altri piccoli gruppi che vivono in Polonia, in Lituania e in Cina.
L’ Impero Ottomano fu un impero di vaste dimensioni, che dominò sia nel Medio Oriente, sia in Europa e sia nel Nord Africa.
Erdogan è stato incoronato come il nuovo sultano dell’era moderna. Con lui è stata inaugurata la stagione dell’ottomanismo, attraverso il quale cerca di far risplendere gli antichi fasti del vecchio impero dissoltosi con la fine della Prima Guerra Mondiale. Si chiama anche panturchismo, ed è diventato il nuovo polo magnetico della discutibile fratellanza turca del virtuale Turkestan, che dovrebbe riguardare tutti quei popoli islamici centro-asiatici presenti in Azerbaijan, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan, e Kirghizistan, che con la lontana Ankara condivide la medesima genesi etnica.
Con questa fratellanza, fatta di permessi di soggiorno speciali, di borse di studio per studenti, e di agevolazioni varie, Erdogan ha ricolmato il vuoto politico, culturale e sociale lasciato nelle varie repubbliche sovietiche centro-asiatiche dal crollo dell’URSS.
Sostituendosi ad essa nella guida dei popoli turchi, di fatto ha ricreato una specie di nuovo impero ottomano-asiatico. L’attentatore di Istanbul della Strage di Capodanno pare sia proprio un oghuz del Turkestan: un uzbeko con

Mamma li turchi !!! Ma chi sono davvero ?! (II parte)
Trattare in poche righe la storia di un impero centenario come quello ottomano sarebbe materialmente e logicamente impossibile. Possiamo provare però a “descrivere” per linee generali alcune sue caratteristiche, ritenute soggettivamente da chi scrive, come più importanti e più significative di altre.
I turchi oghuz dopo essere entrati in conflitto nell’alto medioevo con un altro popolo turco, gli uiguri, e spostandosi verso occidente, diedero vita a varie dinastie nell’Asia Centrale e Meridionale; tra queste ricordiamo quella turco-persiana dei selgiuchidi, dai quali si originò quella ottomana della Turchia.
Ribadiamo un concetto: i turchi non sono un popolo arabo e non hanno nulla a che vedere con i popoli semitici mediorientali.
Il primo nucleo oghuz-selgiuchide in Anatolia fu il Sultanato di Rum.
Rum è un termine arabo che vuol dire “romano”. Tale appellativo venne utilizzato e adottato dalle stesse tribù turche per indicare tutti quei territori bizantini sottratti all’Impero Romano d’Oriente. A questo punto l’Impero Turco, con Osman I, diventato “impero ottomano”, iniziò la sua formidabile ed inarrestabile ascesa. Convenzionalmente la sua nascita e la sua fine vengono indicate con le seguenti date: 1299 e 1922. Il suo declino iniziò da tempo, ma divenne irreversibile con la sconfitta subita nella prima guerra mondiale a seguito di molteplici fattori. Fu uno degli imperi più longevi e vasti della storia.
Riteniamo che sia insensato stilare una graduatoria che mostri il posizionamento dei mega regni in base alle loro dimensioni territoriali o demografiche come si potrebbe fare con una qualsiasi classifica sportiva. Lo studio storico tiene conto di ben altri fattori.
Premesso questo, occorre dire che l’Impero Ottomano detto anche la “Sublime Porta” (termine che indicava uno dei palazzi di governo di Istanbul dove risiedevano gli alti funzionari di stato) ha modificato la storia europea, mediorientale, nordafricana ed asiatica in un modo parecchio considerevole.
In oltre seicento anni di vita ha riplasmato politicamente, territorialmente e culturalmente molti popoli, marcandoli con un’impronta quasi indelebile.
Ha trasformato luoghi, nomi, simboli, persone, genti. Ha cambiato le cattedrali bizantine in moschee; gli opifici in industrie; le terme in hammam (bagni turchi)… ha rimodellato soprattutto l’Impero Romano dei Greci in un impero asiatico proveniente dalle lontane steppe.
Il suo dominio si estendeva dall’Anatolia alla Mesopotamia; dall’Egitto all’attuale Algeria; dalla Palestina alla Penisola Arabica. Continuava inoltre in Grecia, nei Balcani, nei territori centro-orientali dell’Europa, nel Caucaso e nella Crimea. Arrivò persino vicino Vienna !
Basta pensare che introdusse l’Islam nei territori balcanici dell’ attuale Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Albania. Dopo aver posto fine all’Impero Romano d’Oriente con la conquista di Costantinopoli nel 1453, diventata Istanbul, lo stato degli oghuz riuscì a garantirsi la supremazia economica su oltre metà del Mediterraneo Levantino e su tutti gli incroci commerciali e mercantili tra oriente ed occidente.
La sua potenza militare (terrestre e navale) ed il suo fulgore economico divennero talmente insormontabili, che nemmeno la nascita dei più considerevoli stati-nazione occidentali riuscì a contrastarne l’enorme egemonia.
Su gran parte del Mediterraneo Orientale, i vessilli con la mezzaluna rossa e la stella, sventolarono gloriosi ed indisturbati per secoli e secoli.
L’unica realtà occidentale che riuscì a limitarne la potenza in campo politico, territoriale e mercantile fu Venezia, che grazie alla sua ricchezza e prosperità divenne la “Roma dei Mari”, tanto da essere temuta dagli stessi sultani di Istanbul.
Fuori dai suoi confini, la Sublime Porta, con i suoi eserciti, i suoi mercenari e i suoi corsari, garantiva una perenne guerra e pressione su tutti i popoli ad essa limitrofi che non erano suoi vassalli o suoi tributari.
Sui territori balcanici, Istanbul ricorreva spesso al Devşirme (lett. raccolta) che era un crudele sistema di arruolamento forzato attraverso il quale si garantiva il mantenimento di un esercito di schiavi leali, costituito esclusivamente da bambini cristiani sottratti alle loro famiglie.
Questi bambini provenienti dalle zone balcaniche e dall’ Europa Orientale, costituirono spesso una parte considerevole degli eserciti ottomani dislocati nella Rumelia (che significa “la terra dei romani d’oriente”) e cioè nella Grecia e nei Balcani Meridionali. Il Devşirme fu una pratica particolarmente odiosa: le vittime allontanate in tenera età dalle loro famiglie e dai loro luoghi originari venivano destinate perpetuamente all’esercito della Porta. Lontani da esse, diventavano musulmani per adattamento e per cultura.
L’Islam in teoria proibisce la conversione forzata, ma di fatto, nel corso del tempo, le diverse comunità musulmane l’hanno permessa e la permettono tuttora!
L’impero era costituito per una parte da molti popoli non-musulmani raccolti in diverse minoranze nazionali: per loro fu inventato di proposito un sistema di governo che ne garantiva una certa autonomia chiamato millet, che in turco-osmanli vuol dire semplicemente “nazione”. La maggior parte di queste era costituita da popolazioni di religione cristiana ed ebraica. Ad entrambe le fedi abramitiche – almeno solo inizialmente – venne riconosciuto un trattamento privilegiato, che col tempo però fu esteso anche ai sabei, ai zoroastriani, e forse anche agli yazidi. Non è invece chiara la vita dell’Islam settario, diviso anch’esso in tanti rivoli, nell’impero.
I cristiani sottomessi, per la maggior parte erano cristiano-ortodossi: slavi, greci, armeni (monofisiti) e una parte di caucasici. Gli altri cristiani appartenevano alle popolazioni mesopotamiche delle chiese cristiane antiche, agli egiziani copti e naturalmente a molti cristiano-cattolici della Terra Santa, delle isole e di altre parti.
Tutti questi erano liberi di professare la propria fede a condizione di pagare la jizya, che non era nient’altro che una tassa di sottomissione o “imposta di capitazione” per godere giuridicamente dello status di dhimmi, che in arabo vuol dire “protetto”. Naturalmente i turchi non inventarono nulla di nuovo, tali precetti tipici della sharia islamica esistevano già da secoli e furono applicati dai loro predecessori in tutti i domini musulmani.
Il formidabile impero governato dal sistema dei millet garantì per molti secoli una certa autonomia a tutte le genti non musulmane. Tuttavia occorre dire che a tanta relativa tolleranza spesso corrispondeva altrettanto odio etnico.
E’ paradossale pensare al destino riservato nel secolo scorso al popolo armeno.
La loro comunità da sempre ritenuta come la più fedele ad Istanbul fu vittima ad inizio novecento dell’odio ideologico del nuovo ed intransigente ultranazionalismo turco, e subì una persecuzione così feroce che questa viene oggi considerata come il primo genocidio inaugurato nel secolo orribile.
Il tramonto della Sublime Porta lasciò al mondo una prima amara eredità: il Medz Yeghern (traducibile in italiano come “Grande Male”) o “Grande Genocidio degli Armeni”. Causò circa 1 milione e mezzo di morti !!!

Mamma li turchi !!! Ma chi sono davvero ?! (III parte)
Osservando una semplice carta geografica possiamo renderci conto di come la Turchia sia circondata da popoli che nutrono per essa una certa diffidenza e persino una certa ostilità per motivi storici: greci, bulgari, armeni, curdi, siriani!
I contrasti che oggi la attanagliano sono dovuti a diversi fattori, interni ed esterni.
Stretta da una morsa oltranzista, che rischia di farla precipitare in un vuoto di instabilità politica e sociale scavato dall’integralismo religioso e dal fanatismo ultranazionalista, la Turchia di oggi è una nazione che vive momenti di agitazione particolarissimi.
Nonostante l’estrema compattezza etnica che la caratterizza in gran parte dell’Anatolia, al suo interno mostra diverse tensioni sociali a causa del cosiddetto Kurdistan turco.
Il Kurdistan è una nazione non indipendente, distribuita ed inglobata nel territorio di sei stati: Turchia, Siria, Iraq, Iran, Azerbaijan ed in piccola parte in Armenia. Occupa circa il 30% del territorio turco nella sua parte sud-orientale (Bakure) e si estende in Siria (Rojavayê Kurdistanê) per il 10%; nell’Iraq del Nord (Başûrê Kurdistanê) per il 17%; e nell’Iran Occidentale (Rojhilatê Kurdistanê) per il 7%. In Siria, in Iran e in Azerbaijan non crea invece quella continuità territoriale che lo caratterizza come in Iraq e in Turchia.
I curdi sono un popolo appartenente alla famiglia linguistica dei popoli indoeuropei e pertanto, escludendo il dato religioso, non hanno nulla in comune né con i turchi, né con gli arabi.
Va comunque detto e precisato che i curdi in misura minoritaria sono anche costituiti da cristiani e yazidi. In Turchia sono per lo più aleviti, cioè seguaci di un Islam non ortodosso e abbastanza sui generis.
Pur essendo in larga parte abitato da musulmani-sunniti rappresenta un altro caso di nazione senza stato.

Il confine tra Turchia e Siria segue una linea quasi retta che va da ovest verso est, per 911 km; di questi, 511 km verranno chiusi da uno speciale muro voluto da Erdogan, che servirà ad evitare gli sconfinamenti dei profughi siriani verso le città curde dell’Anatolia Meridionale.
In realtà questo lunghissimo serpentone fatto di cemento e di reticolati, intervallato da fortini dove spuntano con regolarità nidi di mitragliatrici a guardia dei bastioni, serve a spezzare il continuum tra il Kurdistan turco e quello siriano. Tra casupole diroccate e tra villaggi in rovina, ci si accorge di essere nella terra dei curdi perché ogni tanto emergono inquietanti scritte governative a ricordare invece che si è ancora nelle terre di Ankara: “La Turchia è qui”!
Il Kurdistan rivendica con orgoglio la propria indipendenza. Da tempo i suoi gruppi e le sue organizzazioni terroristiche (ritenute tali dalla comunità internazionale) combattono una sanguinosa guerra di liberazione contro Ankara, portata avanti quasi esclusivamente con gli strumenti dello stragismo. Si tratta di un terrorismo indipendentista, che non va confuso con l’integralismo religioso.
In questo complicatissimo scenario aggravato dai tristi risvolti della guerra siriana, va sottolineato l’enorme groviglio dei singoli interessi delle varie fazioni curde, che dipinge un quadro generale alquanto complesso e privo persino di logicità!
L’unità curda, infatti, negli ultimi decenni è stata scossa dalla mancanza di una comune prospettiva irredentista.
Molti gruppi curdi tra loro ideologicamente rivali, hanno contribuito ad un multi frazionamento generale che ha portato ad una eccessiva disintegrazione comunitaria e che alla fine ha minato l’intero progetto pan-curdo di un Kurdistan pienamente libero, indipendente ed unito.
Il 2016 per la Turchia di Erdogan è stato un anno davvero orribile:
104 attentati con oltre cinquecento morti e quasi duemila feriti; 14 azioni rivendicate dal Daesh delle quali tre con attacchi suicidi che hanno causato un alto numero di vittime soprattutto tra gli stranieri e i turisti; un colpo di Stato non riuscito che ha destabilizzato l’apparente armonia istituzionale distrutta da una goffa azione militare che non aveva il pieno appoggio di tutti gli apparati militari.
Le conseguenze del fallito putsch sono state un insieme di durissime azioni repressive e ritorsive contro tutte quelle intelligenze golpiste anti-governative, che sino a metà luglio avevano il controllo di diversi settori della società turca. Parliamo di magistrati, militari, giornalisti ed esponenti della ricerca scientifica: tutti epurati e ridotti al silenzio.
Il fallimento del piano eversivo ha catapultato violentemente la Turchia verso una dittatura monocratica, in cui adesso esiste un solo despota che si erge a difensore necessario della patria e a nuovo garante della Costituzione, pronta però per essere modificata unilateralmente in senso favorevole ai suoi diktat. Ad aprile ci sarà un referendum che estenderà i suoi poteri sino al 2029. Il sistema semipresidenziale turco è di fatto diventato un presidenzialismo assoluto.
Il duemilasedici si è chiuso inoltre con l’uccisione del diplomatico russo, Andrej Karlov, in occasione di una mostra di arte moderna ad Ankara, per mano di un giovane poliziotto vicino agli ambienti dell’ Organizzazione del Terrore Gülenista.
Tuttavia su questo non esiste ancora nessuna certezza. Ma non è stata comunque la fine di tutto, perchè la Strage di San Silvestro al night club Reina di Istanbul, ad opera dell’uzbeko Abdulkadhir Marsharipov, avrebbe chiuso “l’annus horribilis” della Turchia con un nuovo bagno di sangue.

Erdogan ed il suo panturchismo!
Le misure che il Sultano sta adottando per far sì che la sua nazione diventi uno “stato moderno ed europeo pur rimanendo opportunamente ed oculatamente antico” alla guida degli altri stati turchi, sembrano più provvedimenti da stato dispotico che da nazione a vocazione “europeista”.
La sua voglia di riscattare la Sublime Porta dalle umiliazioni atlantiste che l’hanno posta per tanti decenni in un piano subalterno e di eccessiva sudditanza militare alla NATO, si combina e si mescola con l’esagerata ossessione per il mantenimento dell’integrità territoriale, messa a repentaglio dalla costante minaccia dell’indipendentismo curdo, e dai tanti vari “ismi” che potrebbero comprimere eccessivamente la società turca tra due poli opposti, rappresentati dal laicismo e dal nuovo confessionalismo islamico.
Tutti questi fattori hanno creato una miscellanea di cause centrifuganti che hanno contribuito a spingerla “schizzofrenicamente” in direzioni opposte e spesso antitetiche, e verso strade pericolosamente autodistruttive.

Ricordiamo a tutti, che nell’aprile 2015 Erdogan ha apertamente condannato le affermazioni di Papa Francesco riguardo al riconoscimento del Genocidio Armeno del 1915-16 (mai riconosciuto da Ankara) e lo ha fatto esattamente con queste parole:
“Avverto il Papa di non ripetere questo errore, e lo condanno”[…]” pensavo che fosse un politico diverso…ma le sue parole mostrano una mentalità diversa da quella di un leader religioso”. (da Hurriyet Online).
Oggi Erdogan si scaglia contro i Paesi Bassi accusandoli di praticare ancora il nazismo, come disse qualche settimana fa della Germania, (accusata a sua volta di proteggere terroristi e/o golpisti). Questo è accaduto a seguito del diniego mostrato dal governo dell’Aja al suo Ministro degli Esteri Cavusolglu di poter fare proselitismo politico in territorio olandese.
Il Sultano a questo punto ha iniziato ad accusare i Paesi Bassi di essere addirittura co-responsabili della Strage di Srebrenica del 1995, durante la guerra di Bosnia, nella quale furono barbaramente uccisi più di 8.000 civili bosniaci-musulmani da parte delle forze serbe nella totale passività dei caschi blu olandesi, dislocati nei luoghi dell’eccidio.
Nella ricostruzione dei fatti storici potrebbe avere anche ragione, se non fosse che questo suo richiamo alla guerra di Jugoslavija è da considerarsi assolutamente strumentale e finalizzato a tutt’altro.
In ogni caso il 2 giugno 2016 la Germania ha riconosciuto l’olocausto armeno e questo è stato un inatteso e duro colpo alla leadership del Sultano, che del negazionismo ne ha fatto da sempre un cavallo di battaglia.
La sua paura è che la distratta Europa, svegliandosi, possa finalmente riconoscere unanimemente “il Grande Genocidio degli Armeni” come ha già fatto Berlino.
Fonte:per Informare Per Resistere