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Le scelte di Trump: scaricare i curdo-siriani del Ypg e dare spazio a Erdogan

Globalist

Dopo aver difeso Kobane potrebbero liberare Raqqa dall'Isis, ma la Turchia si oppone.......


Un avvicinamento alle richieste della Turchia a scapito dei curdo-siriani che eroicamente hanno combattuto a Kobanè: un cambio di strategia radicale quello che l'Amministrazione Trump starebbe mettendo a punto per sconfiggere l'Isis in Siria.
In primo piano ci sarebbe la riduzione o la cancellazione del sostegno ai ribelli cosiddetti 'moderati' che combattono il regime di Assad e alle milizie curde siriane dell'Ypg, finora usate come 'braccio armato' contro i gruppi jihadisti, ma che sono contrastate dalla Turchia.
Trump, inoltre, nelle dichiarazioni successive all'inizio del suo mandato, ha espresso chiaramente l'intenzione di aumentare la potenza di fuoco degli Usa contro i militanti islamisti, aprendo all'ipotesi di inviare altre truppe oltre ai circa 500 uomini delle forze speciali che attualmente si trovano in Siria. Non solo. Il nuovo piano, che il presidente ha chiesto al Pentagono e alle altre agenzie per la sicurezza di elaborare entro la fine di febbraio, prevederebbe altre sostanziali novità. Oltre agli appelli lanciati da Trump per "nuovi partner della coalizione" anti-Isis, diretti in particolare alla Russia, il presidente ha anche auspicato una modifica sostanziale delle regole di ingaggio, al momento più severe di quanto richiesto dal diritto internazionale.
Funzionari di alto rango a conoscenza dei dettagli della nuova strategia sostengono che l'obiettivo finale sia quello di concentrare il focus degli Usa nella lotta all'Isis e agli altri gruppi terroristici, mettendo in disparte le "distrazioni della guerra civile siriana" e le esigenze di 'nation-building', ovvero di promuovere la democrazia nel Paese arabo. "Lo stiamo ancora preparando", ha commentato il segretario alla Difesa, Jim Mattis, riferendosi al piano per la Siria, nel corso della visita a Baghdad avvenuta lunedì. "Non è stato tutto deciso su chi andrà a fare cosa e dove. Stiamo lavorando insieme per prepararlo", ha aggiunto, senza precisare dettagli.
Uno dei nodi sul tavolo che a breve Trump dovrà sciogliere riguarda l'offensiva per liberare Raqqa, la 'capitale' dell'autoproclamato califfato. La strategia inizialmente elaborata dal Pentagono prevedeva di armare i curdi dell'Ypg, che finora si sono rivelati, tra le forze sostenute dagli Usa, quella più efficace nella lotta all'Isis nel nord della Siria.
Le milizie curde e un gruppo più piccolo di combattenti arabi, appoggiati dalla coalizione internazionale e da consiglieri delle forze speciali Usa, si trovano a pochi chilometri da Raqqa, in attesa del via libera della Casa Bianca per lanciare l'attacco. Ma questo piano vede la forte opposizione della Turchia, che considera l'Ypg un'organizzazione terroristica diretta emanazione del Pkk. Il governo di Ankara nutre forti aspettative nei confronti della nuova Amministrazione e auspica che Trump riveda il piano.
Durante un colloquio telefonico lo scorso 7 febbraio con Recep Tayyip Erdogan, il presidente Usa è stato vago in merito. Ma in un incontro avvenuto a Monaco di Baviera lunedì il vice presidente Usa, Mike Pence, ha espresso al primo ministro turco, Binali Yildirim, la volontà degli Usa di aprire "un nuovo capitolo" nelle relazioni con la Turchia. Dichiarazioni che hanno spinto Yildirim ha dirsi ottimista sulla possibilità che emerga una nuova strategia per la riconquista di Raqqa.
La Turchia, dal canto suo, ha illustrato a Washington due piani diversi per liberare la 'capitale' dell'Isis. Entrambe le opzioni prevedono un coinvolgimento di truppe turche, degli Usa, di ribelli arabi siriani ed escludono l'Ypg. Inoltre, verrebbe creata una zona sicura nel nord del Paese, vicino al confine con la Turchia.
La proposta, dal punto di vista politico, è molto allettante per l'Amministrazione Trump, che nelle scorse settimane ha lanciato l'ipotesi di creare zone sicure per i rifugiati siriani. Inoltre, potenzialmente, potrebbe spalancare le porte a una collaborazione con la Russia, i cui jet hanno già aiutato le truppe turche nell'operazione per riconquistare al-Bab. Questo piano comunque ha anche delle incognite, come ha spiegato ad Amman il generale Joseph Votel, capo del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), il quale ha sottolineato che l'offensiva a Raqqa potrebbe richiedere l'impiego di altre truppe Usa. Le forze locali in Siria, ha spiegato, "non hanno la stessa potenza di fuoco" dell'Ypg, "per questo dobbiamo essere preparati a riempire questo gap".
I piani della Turchia pongono anche sfide significative. Oltre ad aumentare la loro presenza sul campo di battaglia, gli Usa dovrebbero abbandonare una forza che ha svolto un ruolo di primo piano nell'eliminazione dell'Isis da gran parte del nord della Siria, accettando di sostenere al suo posto forze turche e arabe siriane sulle quali ci sono forti riserve. Una svolta di tale entità potrebbe anche significare un rinvio significativo dell'offensiva a Raqqa, inizialmente prevista questa primavera. Nelle ultime settimane, i gruppi armati di opposizione si sono lamentati del congelamento delle loro linee di rifornimento: non è chiaro se si tratti di una sospensione temporanea o se l'Amministrazione abbia già preso la decisione di tagliarli fuori.
Fonte: http://www.globalist.it/world/articolo/212292/le-scelte-di-trump-scaricare-i-curdo-siriani-del-ypg-e-dare-spazio-a-erdogan.html