"Il Kurdistan iracheno ha confermato di rappresentare il motore della storia curda"
Intervista con Mirella Galletti docente presso l'Università di Napoli "l'Orientale" e autrice di molti libri sui curdi e sul mediorinte
Panoramakurdo: Mirella, tu sei stata una delle prime donne in Italia a occuparti della questione curda. Hai scritto moltissimi articoli e diversi libri sulla storia e cultura curda. Cosa pensi oggi dell’attuale situazione del Kurdistan in tutte le sue parti?
Galletti: La situazione del popolo curdo si presenta in chiaro-scuro ma ritengo che siano prevalenti gli aspetti positivi. Non voglio essere ottimista a tutti i costi, ma se compariamo la situazione attuale a quella dei primi anni Novanta emerge immediatamente l’evoluzione del movimento nazionale curdo nel suo complesso, quanto siano cambiati i governi e gli Stati in cui sono presenti i curdi, quanto si sia imposta a livello internazionale la necessità di trovare una soluzione al problema curdo. Il Kurdistan iracheno ha confermato di rappresentare il motore della storia curda. Il Kurdistan turco è in una fase di transizione verso la normalizzazione. E’ palpabile la volontà del popolo curdo e dei governi di giungere a una pacificazione. Quando nel settembre 2005 mi recai nelle due aree fui molto commossa nel vedere i camion della nettezza urbana pulire le strade di Diyarbakir e di Hewler. Uno dei tanti passi che deve compiere la società civile per giungere alla normalizzazione.
I curdi di Iran e Siria soffrono per le tante divisioni che hanno lacerato il quadro politico curdo, per le pressioni internazionali che, come nel passato, vogliono manipolare il malcontento dei curdi contro il governo centrale.
Panoramakurdo - Come sai il 25 luglio scorso sono stati chiamati due milioni e mezzo di elettori alle urne per rinnovare il Parlamento autonomo regionale del Kurdistan e per eleggere il presidente del Kurdistan iracheno. Infatti, è stato confermato Barzani come presidente della Regione del Kurdistan dell’Iraq. Cosa pensi della novità di questa volta, mi riferisco alla lista di Goran (il cambiamento) che ha ottenuto 25 seggi?
Galletti: I risultati di queste elezioni indicano che la democrazia ha preso piede nel Kurdistan iracheno. E questo malgrado la corruzione, il nepotismo, le differenze economiche sempre più marcate tra la popolazione e il gruppo di nuovi ricchi, la violazione dei diritti umani e gli arresti arbitrari come denunciato dalle organizzazioni umanitarie. Il successo della lista di Goran conferma sia la robustezza della democrazia nel Kurdistan sia quanto sia alto il malessere nella società curda, soprattutto a Sulaimaniya, capitale morale e culturale del Kurdistan. Durante il mio soggiorno in questa città nel 2005 e 2006 ero rimasta sconcertata e amareggiata nel vedere la trasformazione di questa bella città che si stava ingrandendo senza un piano regolatore, senza un progetto di conservazione del centro storico. Era evidente la rapacità di persone senza scrupoli che pur di arricchirsi hanno svenduto la città. L’elezione di Jalal Talabani alla presidenza della repubblica irachena ha rafforzato i curdi nelle istituzioni ma ha allentato i legami tra la popolazione dell’area sorani con il suo gruppo dirigente. Ad esempio a Sulaimaniyya gli edifici pubblici esponevano le bandiere curda e irachena, mentre nelll’area dominata dai Barzani era esposta solo la bandiera curda. Dopo le maifestazioni antigovernative del 2006, mi ha fatto piacere che la società civile di Sulaimaniyya abbia incanalato positivamente le proprie forze per attuare il cambiamento, sotto la guida dell’ex numero due dell’Unione patriottica del Kurdistan, Mustafa Nawshirwan, da me lungamente intervistato nel 1992 quando era a capo della città.
Panoramakurdo - Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e Ahmet Turk il presidente curdo del Partito per una società democratica (Dtp) si sono incontrati 6 agosto scorso in parlamento per discutere la nuova linea del governo nei confronti dei curdi. Secondo te ce la volontà da parte della Turchia di risolvere la questione Curda pacificamente?
Galletti : C’è la volontà dei due esponenti politici di trovare una intesa per avviare a soluzione il problema curdo, ma persiste in Turchia il radicamento del kemalismo e quindi di una fittizia omogeneità etnico-religiosa del paese basata solo sull’identità turca e sulla negazione e rimozione di ogni altro gruppo. Il nodo centrale è rappresentato dall’esercito che si ritiene il depositario del kemalismo e interviene nel paese come potere più o meno occulto. Le forze armate sono contrarie ai curdi, al partito islamico, alla prospettiva che la Turchia entri nell’Unione Europea. Per questo mette in atto una strategia con mezzi spesso non leciti per contrastare l’evoluzione democratica del Paese.
Molto è cambiato in Turchia negli ultimi 15 anni, un numero sempre crescente di turchi ora riconosce l’esistenza del popolo curdo. Il cammino è molto lungo ma dobbiamo essere ottimisti. Se analizziamo l’ultimo decennio, pur tra tante ombre, vediamo gli sforzi e i passi avanti fatti dal Paese anche a livello legislativo e grazie alle pressioni dell’Ue. I giornali scrivono di curdi e di Kurdistan, termini prima vietati. Ci sono case editrici curde che pubblicano alla luce del sole e i libri sono venduti nelle librerie. Sono passati i tempi oscuri, come quando nel 1977 mi recai nella sede della rivista “Rizgari” a Istanbul. C’erano solo due sedie e la scrivania, per misura di sicurezza non veniva conservato nulla e mezz’ora prima del mio arrivo la polizia aveva fatto la sua visita più o meno giornaliera.
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Agosto 2009 13:31 )





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